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“No Meloni Day”, sciopero studentesco e universitario: corteo in piazza contro governo e guerre – VIDEO e FOTO

Oggi, venerdì 14 novembre gli studenti di scuole e facoltà genovesi hanno aderito allo sciopero studentesco e universitario nazionale lanciato dai collettivi Orsa e Cambiare Rotta. Al centro delle proteste il sostegno alla Palestina, il no al Ddl 1627 e alle politiche dei ministri Valditara e Bernini sulla scuola e l’università. Sui social il leader della Lega Matteo Salvini attacca un manifesto della mobilitazione: «Questo è il livello (disgustoso) di chi ci critica». Bucci: «Violenza sempre inaccettabile»

Scioperi, assemblee e cortei nel segno del “No Meloni Day”. A Genova, studenti medi e universitari sono scesi in piazza oggi, venerdì 14 novembre, raccogliendo l’appello dei collettivi Orsa e Cambiare Rotta per una giornata di mobilitazione nazionale che precede di pochi giorni la Giornata Internazionale dello Studente del 17 novembre.

Lo sciopero studentesco si inserisce nel solco delle recenti proteste sindacali e degli scioperi generali: «I lavoratori hanno dato il via con gli scioperi generali, quindi gli studenti li seguono con lo sciopero studentesco», spiegano i promotori nel comunicato diffuso durante la manifestazione.

Secondo gli organizzatori, in città sarebbero arrivati «studenti da tutte le scuole» e «migliaia» di persone in piazza «a lottare per la Palestina e contro le politiche del governo Meloni».

Al centro della protesta: Palestina, Ddl 1627 e scuola “aziendalizzata”

Nelle parole dei collettivi, la mobilitazione è innanzitutto legata alla situazione in Medio Oriente e al sostegno alla causa palestinese: «Il 14 novembre lo dedicheremo agli studenti palestinesi e alla loro resistenza, esempio per tutto il mondo», si legge nel comunicato.

Gli studenti contestano il disegno di legge Ddl 1627, che – secondo la loro interpretazione – «punisce l’antisionismo equiparandolo all’antisemitismo», e criticano le scelte del governo sui finanziamenti alla difesa, accusando l’esecutivo di trovare risorse «per le spese militari» mentre «quando ci mobilitiamo o occupiamo ci viene detto che i soldi non ci sono». Da qui lo slogan: «No alla nuova finanziaria, soldi alla formazione e non alla guerra».

Nel mirino anche le politiche del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, definito dagli studenti «ministro sceriffo», accusato di voler rendere le scuole «ancora più aziendalizzate e repressive», e della ministra dell’Università Anna Maria Bernini, criticata per una bozza di riforma che, secondo i collettivi, andrebbe nella stessa direzione sulle università.

I promotori parlano di una scuola e di un’università trasformate in «luoghi sempre più piegati alle logiche di profitto e belliche» e rivendicano un «vero diritto allo studio, slegato dalle logiche militari e di mercato».

L’università in piazza: denunce, assemblee, occupazioni

Una parte consistente del comunicato riguarda anche il mondo accademico. I collettivi ricordano le iniziative delle ultime settimane negli atenei, tra presidi, blocchi, assemblee e occupazioni, accusando l’università genovese di essere «estrema indifferente al genocidio in Palestina» e di «rifiutare di ascoltare i propri studenti».

Nel mirino anche il rettore Federico Delfino, che – scrivono – «pur di non ascoltare i suoi studenti ci ha denunciati», interpretato dai promotori come «prova della totale chiusura al confronto». La ministra Bernini viene definita nel comunicato in termini ironici e polemici, e accusata di voler «liberare le università da chi si schiera dalla parte della Palestina».

«Bernini – scrivono gli studenti – come studenti le diciamo che l’unica cosa della quale vogliamo liberarci è da lei e dal governo Meloni: in università non c’è spazio per repressione e sionismo».

“No Meloni Day”: un atto di “sfiducia” al governo

Il filo conduttore della giornata è il rifiuto politico dell’attuale esecutivo. «Il governo Meloni non ci rappresenta, ha perso ogni credibilità politica, lasciandoci nella crisi in cui siamo, ed etica, sostenendo Israele e le guerre», affermano i collettivi, che definiscono il 14 novembre come un «grande sciopero studentesco che sfiducia il governo».

L’obiettivo dichiarato è «svuotare scuole e atenei» e trasformare la data nel #NoMeloniDay, per dire «no alle politiche del governo e sì a una nuova formazione pubblica, alla Palestina libera, a un mondo nuovo». Il comunicato si chiude con un invito a «bloccare tutto».

La reazione di Salvini: «Odio e menzogne non ci fermeranno»

La mobilitazione genovese ha suscitato la reazione del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che sui social ha commentato un manifesto diffuso nei giorni scorsi in vista della manifestazione. L’immagine ritrae lo stesso Salvini insieme a Giorgia Meloni, Donald Trump e Benjamin Netanyahu, con la scritta «il quarto reich».

«Genova, manifestazione contro il governo. Questo è il livello (disgustoso) di chi ci critica. Il loro odio e le loro menzogne non ci fermeranno», ha scritto Salvini sui social, definendo il contenuto del manifesto inaccettabile e respingendo le accuse rivolte al governo.

(Nella foto: l’immagine del post di Salvini)

La giornata del No Meloni Day a Genova si inserisce così in un quadro più ampio di tensione politica e sociale, con da un lato studenti e collettivi che rivendicano un protagonismo nelle piazze su guerra, scuola e università, e dall’altro esponenti dell’esecutivo che respingono al mittente le contestazioni, denunciando toni e contenuti giudicati eccessivi.

«Da parte mia e di tutta la Giunta regionale voglio esprimere la massima solidarietà e vicinanza alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ancora una volta oggetto di violenti attacchi, oggi a Genova. Regione Liguria condanna con fermezza questo episodio: spiace che messaggi come questo arrivino dal nostro capoluogo. La violenza, sia essa fisica o verbale, è inaccettabile, e sempre da rigettare». Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci.

Alcune immagini sono di Lia De Biasio e di Nico Cadosch


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